"Vi sono molti modi di amare. Alcuni dolci e teneri, altri duri, perversi, persino brutali.
Ma le vie della passione sono infinite ..."



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XVII secolo

Autore:Marco Mieli

Quando entrai nella fortezza, per la prima volta nella mia vita provai un palpabile senso di angoscia. Non mi era neanche mai passato per la testa che dalla parte degli accusati di reato si sarebbe venuto a trovare un conoscente, non dico un parente ma peggio, la figlia di una mia amica. Ero abituato a sentire i lamenti dei prigionieri, le grida dei doloranti, le suppliche dei torturati in attesa di esecuzione o di guarigione. Persino le urla dei torturati mi lasciavano indifferente, perché facevano parte del mio lavoro di avvocato di fine XVII Secolo ed ormai la mia scorza era ben corazzata di fronte a qualsiasi esperienza di quel tipo. Ho difeso derelitti mentre venivano storpiati dalle torture o slogati dagli strappi di fune, ho assistito all'applicazione dei marchi a ferro rovente, ho chiesto clemenza per condannati a qualsiasi punizione, fatto medicare ferite da frusta e riabilitare ani sfondati dai colpi di mazza e cuneo. Avevo persino esplorato pi?una volta con aghi e sonde corpi maschili e femminili per cercare o per escludere (in contrapposizione all'accusa e a fianco del medico legale) tracce del demonio... Io sapevo che il demonio non si annida sotto la pelle della povera gente ma nella testa dei potentati malati di mente o dei religiosi che periodicamente si attribuiscono la visita di Gesù

A pensarci bene mentre scendevo nelle sale del Braccio Secolare, con la luce sempre più fioca, potevo divenire anch'io prima o poi un eretico. Ma gli avvocati del XVII Secolo, si sa, scherzano sempre col fuoco.
Stavolta, dunque, avrei assistito all'interrogatorio della figlia di una mia carissima amica appartenente né alla casta della nobiltà né alla quale appartengo io, nè quella dei clericali, nè quella dei volgari. E un'altra cosa che veniva mal tollerata della mia persona, erano i rapporti che avevo con quelli che definivamo offensivamente "borghesi". Un nobile dovrebbe vedersela solo con i nobili o con il clero. I plebei appartengono ai nobili e al clero, e pertanto non vanno frequentati ma sfruttati. I borghesi non appartengono a nessuno: sono dispotici per via della loro ricchezza, e non sono timorati di Dio. E' per invidia che i nobili li odiano ed per questo che la Chiesa ogni tanto li bandisce. Beh, non ?n mistero per nessuno la causa per cui gli ebrei ogni tanto spariscono...

Per farla in breve, io ero amico di famiglia della povera Margherita, che era una famiglia di borghesi... D'altronde, sono amico di tutti, persino di qualche alto clericale. L'essere diventato un legale mi aveva avvicinato a tutta la gente, non ai soli signori, non ai soli religiosi, non ai soli borghesi e, per quanto strano in un mondo così attaccato al successo come la fine di questo 1600, non solo per soldi.

Mi venne incontro Genesio, quel che si dice un medico, responsabile della salute dei prigionieri in un posto dove la salute veniva fortemente indebolita o addirittura tolta per legge. Assurdo? Bah, n?a legge n?a medicina sono né saranno mai scienze esatte come la matematica.
"Ciao Genesio:" - Dissi. - "Come stanno oggi?"
"Meglio di quello che meritano... Grazie a te."
"Gina La Versilla?"
"Migliora. Tra una settimana potrà essere di nuovo interrogata. Ma ti consiglio di farla confessare... Non so se resisterà ancora..."
"Tu fa' il tuo mestiere che io faccio il mio."
"Va bene, va bene. Nervoso eh?"
"Marsilio?"
"La cancrena va avanti. Temo che dovrà sputare tra qualche giorno."
"I marchiati?"
"Procedono bene. I marchi iniziano ad essere leggibili. Per?ustione sulla mammella della puttana ?tata devastante. Perchè on le marchiano sul culo o all'interno delle cosce, mi chiedo, se vogliono punirle in modo visibile nelle intimità femminili?"
Venni al punto. - "Dimmi di Margherita."
"Sta bene." - Mi tranquillizzò "E' giovane, avrà 22 anni No? Più passano i giorni e più si abitua anche allo strazio della prigione e i maltrattamenti dei guardiani."
"Perchè cosa le fanno?" - Chiesi raddrizzando un orecchio.
"No, niente. Lo sai che fino alla condanna sono intoccabili..."
"Immagino..."
"Dai, sanno che è protetta da te. Mi riferivo al fatto che sta da sola in cella."

A chi non é del mestiere viene da pensare che sia meglio stare da soli che con dei tagliandole o, nel caso appunto di una donna, con una puttana impestata o una strega in attesa di esecuzione. Ma in realtà l'isolamento, il buio, le catene e tutto il resto, possono far perdere la ragione. Meglio mal accompagnati che da soli. Ma non era questo che volevo sapere.
"Lo sai cosa ti ho chiesto. Dimmelo."
"Beh..." - Fece, dopo una pausa per trovare le parole. - "La sottoporranno ad interrogatorio tra due ore."
"Lo so, sono qui per questo. Non menarmela a lungo, di cosa si tratta?"
Per quanto singolare, l'avvocato non veniva informato sul tipo di interrogatorio cui sarebbe stato sottoposto il suo cliente. Ci stiamo battendo per ottenere garanzie sul Giusto Processo, ma per ora ?os?Il medico della fortezza, invece, lo sapeva prima per ovvi motivi.
"Mi hanno fatto preparare lo sgabello." - Rispose. - "Ho scelto il più grosso perché il meno pericoloso. Niente grasso: più poroso ma più puro. L'ho visitata; lei è di robusta costituzione e reggerà fisicamente. Psicologicamente, il problema é suo."
Aveva ragione, pensai tra me e me, lo sgabello sarebbe stato più umiliante che devastante. - "Portami da lei."
"Sì capo." - Rispose, dandomi una torcia.

La luce della torcia le dava fastidio, perché la tenevano al buio. Quindi la feci appendere fuori dell'inferriata cos?oltre a filtrare indirettamente, non lasciava fumi in un posto senz'aria come quello.
"Ziooo!" - Disse dopo aver riaperto gli occhi con difficoltà
Non sono suo zio, ma mi ha sempre chiamato cos?come per darmi la posizione di parentela pi?ssima dopo quella del padre. Si era alzata di scatto e mi sarebbe balzata al collo se non le avessero legato le mani dietro la schiena e messo una lunga catena al piede. Era completamente coperta da un saio molto largo e pesante che doveva farle anche da coperta per la notte. Scoppi?piangere.
"Su, su piccola. Devi farti forza. Sei grande e vedrai che ce la farai."
Ma continuava a singhiozzare e la tenni un po' guancia a guancia con la mano dietro il collo. Quando si calmò la rimisi a sedere. La cella aveva solo una branda di assi; a terra c'era un secchio di legno vuoto e, pi?l?un buco nel pavimento per fare i propri bisogni. Era tutto sporco, c'era un cattivo odore; era scalza e probabilmente sotto il saio era nuda, cos?on le avrebbero dovuto slegare le mani neanche per farla evacuare.
"Zio," - si lamentò come una bambina qual'era. - "Mi tengono in queste condizioni da quando mi hanno arrestata. Mi hanno stretto le mani dietro, mi accusano di cose orribili e non mi ascoltano neanche!"
"Io so che sei innocente, ed ora sono qui."
"Ma a questi non importa niente..."
"Lo so. Tra un po' ti vogliono interrogare."
"Ma ho già risposto nei giorni passati, sia al capo delle guardie che al gesuita. Ma non mi ascoltano. Cosa vogliono allora?"
"Devi solo resistere. Se sei innocente, non riusciranno a cavarti niente dalla bocca, neanche sotto tortura."
"Tortura? Lo dici per spaventarmi, vero? Io non... Io..." - Scoppiò nuovamente a piangere.
Lei sapeva che cosa succedeva a chi finiva nel carcere dell'inquisizione. Sapeva che avrebbero fatto di tutto per farla parlare come volevano loro. Donne ben pi?ti di lei, sotto tortura, avevano denunciato fior di cristiani insospettabili e rispettabilissimi. Lei temeva di esser capace di mandare sua madre sul patibolo, se spinta dal dolore.
"Zio." - Disse con gli occhi chiusi. - "Che cosa mi faranno?"
"Beh, ci vorrà un po' di tempo..."
"No, volevo dire che cosa mi faranno adesso, all'interrogatorio?"
Poverina, le importava solo di non soffrire. - "E' un po' pi?un interrogatorio..." - Le dissi per cercare di prepararla.
"Che cosa succeder?esattamente?" - Si era fatta ansiosa e, a vederla cos?ella e spaventata, mi resi conto che nessuno avrebbe avuto pietà di lei.
"Devi farti coraggio, Margherita." - Feci una pausa per darle il tempo di prepararsi mentalmente. - "Ti porteranno in un salone e, alla presenza di due giudici e un gesuita, verrai messa in condizioni di sofferenza e di estrema umiliazione."
"Dimmi in che cosa consiste, ti prego." - Sembrava isterica.
"Verrai spogliata nuda..."
"Nooo!" - Urlò alzandosi come per cercare un'uscita. - "Morirò di vergogna! E' quello che ho sempre temuto in questi giorni lunghi di solitudine. Nessuno mi ha mai vista nuda."
Mi alzai in piedi. - "Non devi vergognarti. Lo sai che un prigioniero non ha più dignità ? Per la legge non è più un essere umano ma solo un essere da redimere. Possono farti qualsiasi cosa, la legge dalla loro. Ma qualunque umiliazione ti infliggeranno, dovessero anche violentarti, sappi non verrà mai scalfitta la tua purezza..."
Ma, giustamente, degli aspetti morali non le importava proprio niente.
"Io non voglio essere vista nuda da nessuno!"
"Scusa, e di chi ti ha legato cos?non dici nulla?"
"Era buio. E adesso invece...?"
"La scena sarà en illuminata da decine di torce, ma non vedrai bene in faccia né me né i giudici. Solo i due carcerieri e il cancelliere saranno ben in vista... Ascoltami. Faranno di te quello che vorranno, senza troppi complimenti. E se vuoi un consiglio, lascia che facciano. Collabora. Soffrirai meno. Alla fine passerà tutto. Non saràna cosa devastante. Niente stratti di fune, ruota, ferri roventi o cazzate del genere..."
Non ne ero del tutto sicuro, ma sapevo fare il mio lavoro.
Seguì n lungo silenzio.
"Ma non c'è qualcosa che si può fare? Il vescovo, il Papa..."
"Sì tra qualche mese giungerà il nostro ricorso, ma nel frattempo, devi solo accettare col minor danno possibile il tuo destino."
"Non voglio essere denudata." - Disse fermamente.
"Senti, Margherita." - Le dissi alzandomi in modo più determinato. Avevo fretta di sapere. - "Tra meno di un'ora, se non parlerai ti impaleranno e l'essere esposta nuda in pubblico sarà l tuo ultimo problema, credimi." - Mi guardò con la bocca aperta per cercare di capire che cosa intendessi. - "Ora, piuttosto, stammi a sentire. Abbiamo poco tempo e ti devo parlare perché voglio sapere con la massima precisione che cosa sei in grado di dire sotto tort... sotto interrogatorio."





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