Era una fresca mattina d'inizio Ottobre.
Giovanni Bosazzi, elegante come ogni giorno, irruppe nella camera del figlio e lo esortò ad alzarsi con degli urlacci.
Era uno scansafatiche di prima categoria, suo figlio Roby, un diciottenne capellone biondo con più assenze che presenze a scuola.
Era lì che sonnecchiava, incurante degli strilli, placido come ogni menefreghista che si rispetti.
Questa volta, stranamente, il padre si stufò di chiamarlo dopo soli quaranta secondi e, disgustato, uscì dalla stanza, prendendo la ventiquattrore, pronto per recarsi al lavoro.
Prima di andarsene, tuttavia, l'uomo esclamò a gran voce: "Se continui così, nella vita lo prenderai solo in culo!", dopodichè uscì, sbattendo la porta con violenza.
A Roby, che per tutto il tempo aveva solo finto di dormire, sfuggì un sorrisetto.
Strano, gli venne da pensare, di solito era lui che lo metteva in culo agli altri.
Il Chiappe era un laido pappone cinquantenne, uno schifoso a cui piaceva mettere le camicie hawaiane anche in pieno autunno.
In quella mattina di Ottobre se ne stava seduto alla sua scrivania, all'interno dello squallido ufficio situato sul retro di quell'infimo night club che gestiva. C'era un divano in quella stanzetta sporca e male illuminata, e in quel momento un altro tizio ci teneva poggiato sopra il sedere. Era molto più giovane del Chiappe, ma anche parecchio più grasso, con in mano una piccola videocamera digitale spenta.
Indossava una maglietta nera con su disegnato un coniglio e dei jeans leggermente sporchi. L'impressione che dava era quella di un gigantesco ritardato.
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Agosto
2006 - Trio |
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