Ospedale (II parte)
di
tom
Alice non ce la faceva più. Aveva portato l'infermiera Rossella sul dorso come una cavallina, su e giù per le corsie dell'ospedale fin dall'inizio del turno di quest'ultima, alle sette in punto della mattina. Ora erano quasi le undici e le sue ossa dolevano, esigendo il giusto riposo. In particolare era la sua colonna vertebrale a non poterne più, e con lei le ossa ed i tendini del bacino e dei fianchi. Rossella era l'infermiera con i capelli castani lunghi, le gambe bellissime e snelle, le unghie dei piedi e delle mani sempre curate e smaltate, gli zoccoli puliti. Amava cavalcare le schiave- degenti in un modo tutto suo: le pony girl non procedevano a quattro zampe ma sulle sole gambe e con il busto piegato in avanti. Rossella si sedeva sulla schiena della schiava di turno e poggiava le gambe tornite sulle loro spalle, lasciando i piedini penzoloni. Le braccia delle schiave, intanto, erano legate sopra al collo tramite una piccola gogna di cuoio oppure direttamente dietro la schiena, a circondare il sedere di Rossella in modo da impedirle di scivolare per terra. "Su, schiava, non dirmi che non ce la fai già più" disse l'infermiera
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