Anche questa mattina ho avuto lezione: questo significa alzarsi relativamente presto, prendere il bus mezzo assonnato, tra liceali schiamazzanti e impiegate isteriche, farsi mezz'ora di tragitto stipati nella calca e scendere infine all'università. Semplicemente il bus lo odio. Più ancora che la sveglia presto e la mezz'ora di tragitto, peggio che due ore di lezione noiose col professore pedante: quella mezz'ora schiacciati tra la folla, nell'aria pesante o gli spifferi gelidi, tra gli spintoni e le piccole maleducazioni, è uno strazio.
Oggi, poi, questo tragitto in bus è stato davvero incredibile.
Ero quasi arrivato all'università, mancavano si e no tre fermate, e la situazione ambientale del bus non era per niente migliorata, anzi: poiché l'università è in centro, mano a mano il bus si è riempito ed ora si sta veramente allo stretto. Io sono nel mezzo, vicino all'uscita con lo zainetto tra le gambe e intorno a me ci sono studenti universitari, impiegai, commesse, liceali. Tutti pigiati. Ad un certo punto sento una sensazione spiacevole all'altezza delle natiche, come se ci fosse un oggetto duro a premere. Lì per lì non ci faccio troppo caso e mi sposto: immagino che sia uno di questi studenti idioti che non si è voluto togliere lo zaino stracolmo. Dopo poco tempo la sensazione riacquista vigore, provo a spostarmi e a capire di cosa si tratti, ma non riesco a decifrare cosa sia quest'oggetto.
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Ottobre
2004 - Gay |
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