Il quadrilatero
di
supremo
La loro casa era chiamata da tutti 'Il Quadrilatero'. Chiusa, inaccessibile, come una fortezza. I pochissimi ammessi conoscevano solo quella che era distinta come ala di rappresentanza: Un ingresso che dava sul pianerottolo, un salotto, un salone che serviva anche come sala da pranzo, due studi preceduti da piccole anticamere. Le altre porte sul pianerotto: A sinistra con la targa 'servizio': cucina, tinello, camera di servizio, bagno, e dispensa. A destra nessuna targhetta. Si entrava in un ampio vestibolo, poi quattro camere da letto con altrettanti bagni: matrimoniale, per lui, per lei, per gli ospiti. L'appartamento occupava tutto il secondo piano. Al primo piano l'agenzia finanziaria Wordl Business. Al terzo piano, del basso edificio, una distribuzione analoga al secondo, ma quasi del tutto disabitata. Solo i due studi erano attrezzati di tutto e usati da quelli che venivano chiamati 'i ragazzi', specie quando invitavano qualche compagno di scuola. La famiglia Stein aveva poche amicizie, non riceveva che nelle ricorrenze massime e pochissime persone. La gente lo aveva soprannominato anche il 'Maso Stein', riferendosi ai masi chiusi, perché quegli abitanti erano un blocco, indivisibile, impenetrabile a tutti. "Il Quadrilatero" degli Stein, inoltre, era identificabile con le stesse iniziali delle città che, a suo tempo, avevano formato il Quadrilatero risorgimentale: Verona, Peschiera, Mantova, Legnago.
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