Siamo ammucchiati uno sull'altro ma non ci accorgiamo dell'altro. Qualcuno ha introdotto l'uccello nel mio didietro e spinge con insistenza la cappella dentro e fuori il foro dell'ano. Carponi sul pavimento serro fra le labbra il cazzo di un individuo di cui nemmeno distinguo il volto, per niente interessata alla sua identità. La stanza, semibuia, è resa più luminosa dagli sterpi di legno che fiammeggiano nel caminetto e ravvivano l'ambiente. Ammassi di corpi giacciono sul parquet, stanchi e spossati, impegnati ad infilare, levare, accogliere e scambiarsi emissioni di liquidi d'ogni sorta. Ho persino la sensazione che alcuni stiano per perdere i sensi, tanto sono straniti, ma forse la loro è solo paura, patimento o magari soddisfazione. Godo! Cazzo se godo! Sentire la cappella che scivola fluida avanti e indietro nello sfintere del mio culetto mi fa stare bene: raramente mi succede durante la giornata, sia quando sto a casa di riposo o sono al lavoro in ospedale. Accompagno i movimenti dell'ospite, che trattengo ben stretto nel culo, con quelli delle labbra che serrano nella bocca l'altra cappella. Ho preso l'abitudine di fare sesso con più persone, simultaneamente, già da alcuni anni e non so più farne a meno. Lo faccio una volta al mese, quando mi è permesso di farlo, anche se desidererei farlo più spesso.
Rantoli di appagamento si sovrappongono ai movimenti dei corpi che mi circondano. Stasera ho la fica inviolata. Stranamente nessuno di coloro che partecipano al rito orgiastico si è fatto sotto a cercarmela. Il culo mi brucia.
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Aprile
2004 - Orgia |
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