Ieri sera mentre rimettevo a posto dei vecchi documenti dimenticati in un cassetto della scrivania, ho ritrovato delle fotografie ingiallite tra i vari certificati di nascita e vecchie bozze di contratti. Erano le foto di mia madre, un'apprezzata pianista. Alcune la ritraevano seduta al pianoforte mentre suonava in chissà quale teatro, altre invece erano dei primi piani che mettevano in evidenza la profondità dello sguardo, e le piccole rughe che facevano da contorno ai suoi occhi scuri ed intensi. All'epoca di quelle fotografie avrà avuto una quarantina d'anni, quando era nel pieno della sua bellezza, nel momento in cui il suo corpo aveva raggiunto una maturità provocante, e l'intensità del suo sguardo era capace di soggiogare chiunque le stesse di fronte.
Quelle immagini ebbero lo stesso effetto della madeleine proustiana; guardando quei fantasmi del passato mi sentivo pervasa da una strana inquietudine, non riuscivo bene a spiegarmela, mi sembrava una sensazione a me familiare, ma non ricordavo quando l'avessi provata. Più continuavo a guardare gli occhi di mia madre, così simili ai miei, più mi avvicinavo ad un mondo arcano, sommerso dalla sabbia del tempo; riaffioravano un pianoforte, un salone grande arredato con gusto, il sole e l'azzurro splendente di una bella giornata primaverile, dapprima le immagini erano rade scollegate tra loro, ma lentamente diventavano sempre più incalzanti, e il flusso delle rimembranze cominciava a collegare tra di loro i ricordi di circa trent'anni fa.
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Gennaio
2004 - Altro |
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