Marco è arrogante, odioso; quando gli passo vicino mi sorride beffardo e mi dice "ciao, bella". Non so cosa gli farei. In compagnia mi sbeffeggia, mi umilia tutte le volte che può facendomi sentire frocio, e ha un forte ascendente su molti del gruppo, benché non sia ancora considerato il capo, che resta Giorgio, suo grande amico. È una compagnia che frequento da poco, qui in un piccolo paese di montagna del Veneto. Stasera ci troviamo al parco, sono le dieci, si decide di giocare alle penitenze, che toccano a chi fa cadere il pallone. Giochino stupido, infantile, penso. Ma non so ancora cosa mi aspetta. Siamo una quindicina, otto maschi, sette femmine. La prima che "ci resta" e deve fare penitenza è Isa, le fanno cantare davanti a tutti La canzone del sole a squarciagola. Che stupidaggine, penso. Il gioco va avanti, ci resta Giacomo, che per penitenza deve correre su e giù per il pendio 10 volte. Che palle. Poi vedo che mi cominciano arrivare dai maschi pallonate insidiose, continue. Paiono d'accordo. Alla fine sbaglio e "ci resto", tocca a me fare penitenza. Come sempre è il capo che ordina che penitenza mi tocca.
"Devi leccare i piedi a Marco". Resto interdetto, penso che sicuramente scherza.
"Ma dai", rispondo sorridendo. Giorgio mi guarda serio e mi ordina di eseguire la penitenza.
"Ma sei matto?", gli faccio.
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Ottobre
2003 - Sadomaso |
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