Signorino grandi forme
di
Oropiombo
Caro,
adesso che compi 30 anni e che di certo ti sarai dimenticato di me, posso finalmente scriverti senza pudori e turbamenti. Adesso che è passato tanto tempo dall'ultima volta che ci siamo visti (saranno dieci, dodici anni?), adesso che io sono cambiato (tanto, tantissimo, sapessi.) posso finalmente raccontarti tutto di me, di te, di noi. Per una volta cercherò di non mentire a te o a me stesso. Posso raccontarti anche quello che tu non volesti o non sapesti vedere, quello che per tua fortuna in parte evitasti, mentre io. Spero solo di non sconvolgerti il compleanno e la bella festa che di certo avrai organizzato. In fondo, chi sono io, per turbare la tua vita, tanti anni dopo.?
Mi hai inquadrato nel tuo ricordo? "Signorino grandi forme", mi chiamavate, a scuola. Ti ricordi le mie poppe? Uno scherzo della natura, dicevi. E il mio sedere? Un autentico mandolino, aggiungevi, sempre col sorriso sulle labbra. E il mio visetto dolce, diafano, femmineo, senza un pelo uno di barba nonostante i diciotto anni fatti? "Normale", sfotticchiavi. Ora, tu di certo non te ne accorgevi, però io soffrivo. Soffrivo tanto. Perché il vero corpo estraneo, in me, non erano le mammellone un po' troppo sviluppate, il culo da diva del porno, i fianchi larghi e il viso sbarbato
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