Fin da ragazzo sono sempre stato un assiduo frequentatore di Bar. Dall'ormai lontana età di tredici, quattordic'anni "ora ho raggiunto i quarantotto" io e i miei amici abbiamo trascorso una buona ma meravigliosa parte della nostra vita chiusi nel bar del quartiere. Qui dentro si giocava a biliardo o a carte o a scacchi, si discuteva di politica e delle cose del mondo, si leggeva il giornale e si urlava al goal della squadra del cuore e si sognava un'avventura amorosa ascoltando il juke-box. Da qui si partiva per la discoteca o per le vacanze, per il servizio militare o per il luogo di lavoro dopo aver preso il caffè, ma sempre qui si ritornava e si portava e si raccontavano le esperienze di vita fatte. Si può affermare che in quei locali, dipendentemente le persone che li frequentavano, i ragazzi si formavano una cultura ed una mentalità di vita più concreta rispetto anche a quella più teorica e noiosa in certi casi dell'insegnamento scolastico o dell'educazione data loro dai genitori. Il "mio" bar, lasciatemelo dire così, si chiamava "Bar del Zoia" che era il soprannome che davano al proprietario che invece si chiama Giuseppe e, lo gestiva insieme con la moglie.
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Gennaio
2002 - Etero |
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