A casa di un compagno
di
santiago
"Sono arrivata a casa di Stefano tranquilla che tanto c'erano i genitori in casa. Anche se avevamo quel patto, lui non avrebbe mai rischiato di farsi beccare dal padre o dalla madre". E' Cinzia che mi sta parlando, la mia collega di lavoro. Trent'anni, bella, un culetto da mozzafiato, sposata e, sino a poco tempo fa, tutta casa e lavoro. Poi c'è stata una escalation di avvenimenti. Prima è rimasta affascinata da un bastardo, marito di una sua amica, che la sfruttata per i suoi piaceri e quelli di un altro. Dopo, è stata lei a cercarsi l'avventura, trascorrendo un pomeriggio intero a casa di un mio amico, e, infine, per un puro caso è venuto a trovarci in ufficio un certo Luca, il suo ragazzo di quando aveva diciotto anni. E così ho saputo di come trascorreva le giornate da ragazza, insieme ad un gruppo di suoi compagni. Oramai, ogni giorno ne ha una da raccontare e, quello che più conta, è che non riusciamo a stare fermi con le mani mentre io sto ad ascoltare e a domandare particolari di ogni genere.
"era primavera inoltrata ed avevo addosso una camicetta leggerissima, mini e scarpe da ginnastica. Per la prima ora lui è stato gentilissimo e attento allo studio. Seduti uno accanto all'altro, dallo stesso lato del tavolo, stavamo tentando di tradurre una versione dal latino.
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